Luca Serafini è uno dei volti più riconosciuti del giornalismo sportivo italiano, con una carriera che abbraccia oltre quattro decenni nel mondo della comunicazione, della televisione e della scrittura. Nato a Milano e cresciuto tra Milano e Brescia, Serafini muove i primi passi nel giornalismo collaborando con quotidiani come La Notte, Giornale di Brescia e Bresciaoggi, specializzandosi inizialmente nella cronaca nera prima di dedicarsi definitivamente al calcio già nei primi anni Ottanta. La sua lunga e densa esperienza televisiva include ruoli di spicco come autore e inviato per SportMediaset, caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport) e opinionista per emittenti sportive nazionali come Sportitalia e MilanTV. Nel corso degli anni ha saputo coniugare la passione per il calcio con una profonda capacità narrativa, raccontando storie di sport con sensibilità e rigore.
Autore di numerosi libri di successo, Serafini ha esplorato non solo il mondo sportivo ma anche biografie e narrazioni che vanno oltre il semplice evento calcistico: il suo romanzo Il cuore di un uomo (Rizzoli) vincitore del Premio Zanibelli 2020, racconta la vita del grande cardiochirurgo René Gerónimo Favaloro con una scrittura intensa e toccante.
Attualmente è in libreria con la sua nuova uscita 125 Top Goal del Milan (Santelli) con Marco Dell’Acqua e Massimo Veronese, tra i libri best seller di calcio più venduti d’Italia. Il libro racconta i 125 anni dell’AC Milan rivissuti attraverso 125 top goal, con immagini, video e commenti originali dell’epoca, scatti iconici di Gianni Buzzi per oltre trent’anni fotografo ufficiale dell’AC Milan e le mitiche Figurine Panini. Oltre a essere un profondo conoscitore del calcio italiano e internazionale, Serafini è attualmente attivo come direttore responsabile del magazine Vendemmie e del talk show Milan Community, due progetti editoriali che riflettono il suo stile di giornalismo appassionato e immersivo.

Lo sport è spesso raccontato attraverso numeri, risultati e classifiche. Secondo te, quanto conta invece la dimensione umana nella narrazione sportiva?
“È quella che fa la differenza. Se ci pensi, lo sport è ripetitivo: sia su un campetto di periferia che alla finale dei Mondiali, lo scopo di una squadra è segnare un gol più dell’avversaria. Lo stesso nel ciclismo, nel basket, nel tennis… Cosa cambia nella prospettiva e nel significato dell’evento? La storia del suo contesto. E quanto più è dettagliata, profonda e romanzata, diventa suggestiva, memorabile. Al di là del valore degli atleti e della gara.”
Nel corso della tua carriera hai seguito grandi eventi e grandi protagonisti: c’è stato un momento in cui hai sentito che lo sport stava raccontando qualcosa di più profondo della semplice competizione?
“Ero molto giovane quando ci fu il dramma dell’Heysel, la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool funestata da quella strage sugli spalti… Lavoravo al mensile “SuperGol” e il direttore Maurizio Mosca affidò a me l’incarico di raccontarla. Un’esperienza molto difficile.”
Essere oggi un giornalista sportivo significa anche avere uno sguardo critico e una responsabilità verso chi legge. Come vivi questo ruolo, tra passione, etica e racconto della realtà?
“Non è un dogma odierno: è sempre stata la linea guida del mio mestiere, toglierei anche l’aggettivo “sportivo” perché sono regole della professione in senso generale e assoluto. Etica e passione non mi sono mai mancate, il racconto nasce di conseguenza e su scrive con anima, testa, cuore, conoscenza.”

Pensi che lo sport possa ancora essere un linguaggio universale, capace di unire generazioni, culture e mondi diversi, in un’epoca così frammentata?
“È la speranza insita in tutto quelli che lo praticano e lo commentano, anche se purtroppo non è un’isola felice in questo senso. Il dio denaro storpia qualsiasi linguaggio.”
Se dovessi definire lo sport con una parola che non appartiene al vocabolario sportivo, quale sceglieresti e perché? E in che modo questa parola attraversa anche il tuo ultimo libro, dedicato al Milan, che è molto più di un semplice racconto calcistico?
“Complementare. Chiude il tassello vuoto del mosaico che è la nostra vita: praticarlo fa molto bene, amarlo è un’alternativa tra le più valide alle inquietudini. I “125 top gol del Milan” realizzato con Marco Dell’Acqua e Massimo M. Veronese, offre fotografie, figurine e persino video (attraverso i QrCode) che regalano al lettore – direi anche spettatore – emozioni ancora più forti della semplice lettura.”

Instagram Ufficiale: @lserafini61
